Certo, perché è recente la vicenda che Stefano Bartolini sta percorrendo dal 2003 e che ha come protagonista il Boxer e i suoi colori del mantello che tornano prepotentemente dal passato
La storia del Boxer, come i più ormai sapranno, ha inizio poco più di un secolo fa quando in Germania si volle creare una razza da impiegare a scopi bellici. La razza che racchiudesse potenza ed eleganza, forza e tenacia
Per arrivare a questo furono scelti due cani noti per questi caratteri: un antico molosso tedesco il Bullenbeisser e il meglio conosciuto Bulldog Inglese
Naturalmente la selezione ha fatto si che le caratteristiche fisiche del Bulldog e del Bullenbeisser si fondessero in un modo straordinario dando vita al Boxer come lo conosciamo
Ma, nonostante la selezione, i colori del Boxer, oggi, sono gli stessi di 100 anni fa: Fulvo, Tigrato, Bianco e Pezzato
È proprio da questa osservazione che ha inizio la guerra alla discriminazione inutile e dannosa nei confronti del nostro Boxer dai colori meno rappresentati: Bianco e Pezzato
La prima battaglia è stata vinta nel 2005 ottenendo il primo pedigree italiano rilasciato ad un soggetto di colore Bianco Italia di Casa Bartolini
Per arrivare fino, poco tempo fa, al riconoscimento, da parte dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, del altro colore della razza Boxer: il Pezzato
Infatti finalmente nel 2009 sono arrivati i primi pedigree ai Boxer di manto Pezzato: Aragon e Artax di Casa Bartolini
Naturalmente la soddisfazione sarà completa con il riconoscimento a 360° di Bianco e Pezzato quali rappresentanti di razza al pari di Fulvo e Tigrato
Si continuerà perciò fino all’ultima battaglia cioè quando daranno risposta alla richiesta di cancellazione della nota: “soggetto non ammesso alla riproduzione”
Questa dicitura apposta solo sul pedigree dei boxer di colore “non conforme allo standard” non è altro che un’illegittima presa di posizione
Non si riesce a capire come mai in Italia si possano far riprodurre soggetti che della razza hanno solo una vaga rassomiglianza o peggio siano portatori di gravi problemi sanitari o di carattere purché il loro mantello sia “corretto” e si decide che un difetto di colore sia talmente grave da doversi inventare una competenza che non si ha, mettendo un timbro palesemente discriminatorio
Il buon senso vorrebbe che un riproduttore sia scelto con delle buone caratteristiche psico/fisiche per auspicare ad un miglioramento della razza, e non scartato in base ad un solo carattere “indesiderato”
Considerando che nonostante mezzo secolo di esclusione totale, nelle scelte dell’allevamento Boxer, di questi due colori, gli stessi continuano a presentarsi per un buon 30% nelle cucciolate, si dovrebbe forse riflettere sulla inutilità di tale limitazione
Una consapevole scelta di riproduzione controllata potrebbe invece spiegare i meccanismi per cui il colore Bianco è sopravissuto a dispetto di tutto e tutti
In attesa di una giusta conclusione, come il Boxer Bianco merita dopo anni in cui è stato denigrato, l’Italian Boxer Club continuerà a combattere per ridarle la dignità e per far questo tutto lo staff continuerà a prodigarsi instancabile
Si ringrazia perciò tutte le persone che lavorano in questo progetto ognuno per le sue capacità e competenze, principalmente con la sua tenacia Stefano Bartolini, i nostri Avvocati Dr Vincenzo Mellia , la Drssa Elena Vivaldi, la Drssa Roberta Farina e Anna Bruna Zurru
La Redazione dell’Italian Boxer Club
Certo, perché è recente la vicenda che Stefano Bartolini sta percorrendo dal 2003 e che ha come protagonista il Boxer e i suoi colori del mantello che tornano prepotentemente dal passato
La storia del Boxer, come i più ormai sapranno, ha inizio poco più di un secolo fa quando in Germania si volle creare una razza da impiegare a scopi bellici. La razza che racchiudesse potenza ed eleganza, forza e tenacia
Per arrivare a questo furono scelti due cani noti per questi caratteri: un antico molosso tedesco il Bullenbeisser e il meglio conosciuto Bulldog Inglese
Naturalmente la selezione ha fatto si che le caratteristiche fisiche del Bulldog e del Bullenbeisser si fondessero in un modo straordinario dando vita al Boxer come lo conosciamo
Ma, nonostante la selezione, i colori del Boxer, oggi, sono gli stessi di 100 anni fa: Fulvo, Tigrato, Bianco e Pezzato
È proprio da questa osservazione che ha inizio la guerra alla discriminazione inutile e dannosa nei confronti del nostro Boxer dai colori meno rappresentati: Bianco e Pezzato
La prima battaglia è stata vinta nel 2005 ottenendo il primo pedigree italiano rilasciato ad un soggetto di colore Bianco Italia di Casa Bartolini
Per arrivare fino, poco tempo fa, al riconoscimento, da parte dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, del altro colore della razza Boxer: il Pezzato
Infatti finalmente nel 2009 sono arrivati i primi pedigree ai Boxer di manto Pezzato: Aragon e Artax di Casa Bartolini
Naturalmente la soddisfazione sarà completa con il riconoscimento a 360° di Bianco e Pezzato quali rappresentanti di razza al pari di Fulvo e Tigrato
Si continuerà perciò fino all’ultima battaglia cioè quando daranno risposta alla richiesta di cancellazione della nota: “soggetto non ammesso alla riproduzione”
Questa dicitura apposta solo sul pedigree dei boxer di colore “non conforme allo standard” non è altro che un’illegittima presa di posizione
Non si riesce a capire come mai in Italia si possano far riprodurre soggetti che della razza hanno solo una vaga rassomiglianza o peggio siano portatori di gravi problemi sanitari o di carattere purché il loro mantello sia “corretto” e si decide che un difetto di colore sia talmente grave da doversi inventare una competenza che non si ha, mettendo un timbro palesemente discriminatorio
Il buon senso vorrebbe che un riproduttore sia scelto con delle buone caratteristiche psico/fisiche per auspicare ad un miglioramento della razza, e non scartato in base ad un solo carattere “indesiderato”
Considerando che nonostante mezzo secolo di esclusione totale, nelle scelte dell’allevamento Boxer, di questi due colori, gli stessi continuano a presentarsi per un buon 30% nelle cucciolate, si dovrebbe forse riflettere sulla inutilità di tale limitazione
Una consapevole scelta di riproduzione controllata potrebbe invece spiegare i meccanismi per cui il colore Bianco è sopravissuto a dispetto di tutto e tutti
In attesa di una giusta conclusione, come il Boxer Bianco merita dopo anni in cui è stato denigrato, l’Italian Boxer Club continuerà a combattere per ridarle la dignità e per far questo tutto lo staff continuerà a prodigarsi instancabile
Si ringrazia perciò tutte le persone che lavorano in questo progetto ognuno per le sue capacità e competenze, principalmente con la sua tenacia Stefano Bartolini, i nostri Avvocati Dr Vincenzo Mellia , la Drssa Elena Vivaldi, la Drssa Roberta Farina e Anna Bruna Zurru
La Redazione dell’Italian Boxer Club