Egregi Signori, Siamo un gruppo di appassionati cinofili aderenti all'Italian Boxer Club,
un club di razza non ufficiale.Sperando di suscitare il Vostro interesse,
sottoponiamo alla Vostra attenzione un argomento tristemente di attualità:I NUMERI IN CINOFILIA
sono i milioni di euro, che frutta annualmente questo settore, scarsamente regolamentato e facilmente
presidiato da operatori disinvolti o autentici truffatori ai danni di cani trafugati e maltrattati,
ignari acquirenti sovente imbrogliati, allevatori seri esposti a concorrenza disonesta e sleale.
E' triste riconoscere - come ben evidenziamo nelle schede, che alleghiamo - che il principale responsabile
di questa critica e triste situazione sia proprio l'Ente, deputato al controllo del mondo cinofilo italiano.
Ci riferiamo all'ENCI - che di recente ha subito l'ennesimo commissariamento ministeriale -, cioè l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana,
delegato alla protezione e tutela di oltre 300 razze di cani.
A fronte di incassi stratosferici (vedi 1 allegato: QUANTO RENDE L'ENCI), l'Enci eroga - con lentezza - pochi servizi e non applica tutti quei controlli,
che sarebbero doverosi per vigilare sul panorama cinofilo nazionale (si veda il 2 allegato: COSA OFFRE L'ENCI, dove elenchiamo tutte le omissioni di cui
l'Enci è colpevolmente responsabile). Il nostro intervento vuole essere la denuncia di una situazione degenerata e di un Ente, che ci spiace dover definire
una macchina burocratica e mangiasoldi, autoreferenziale, che produce incarichi, seggiole e poltrone, senza beneficiare il mondo cinofilo.
Firmato: Stefano Bartolini, Presidente Italian Boxer Club -
COSA OFFRE L’ENCI?
L’ENCI
NON organizza corsi di formazione zootecnica per allevatori professionali o privati, che richiedano pedigree per le proprie cucciolate. Di conseguenza chiunque può allevare cuccioli senza alcuna preparazione o conoscenza scientifica con l’esclusivo scopo di lucro, nessun rispetto per gli animali e attenzione per il miglioramento della razza.
NON controlla l’ubicazione delle cucciolate e il modo in cui vengono tenute, nonché il rispetto di condizioni igienico-sanitarie minime (si possono tranquillamente tenere cucciolate in cantine, garage o officine).
NON controlla le denunce di monta con prelievo di campione biologico.
NON controlla le cucciolate con personale interno, ma si affida a delegati, che percepiscono una percentuale per ogni cucciolata di cui rilasciano parere positivo relativamente alla registrazione dei cuccioli: è molto facile con questo sistema, che di fatto le cucciolate non siano controllate e il parere favorevole sia dato stando seduti nelle delegazioni, convalidando le denunce di monta e nascita presentate dagli allevatori. E’ chiaro che in assenza di controlli è facile che si inseriscano truffatori che, per esempio, importano cani dall’Europa dell’est, falsificando i pedigree e inquinando le linee di sangue nazionali.
NON organizza una banca dati DNA per evitare denunce fasulle e tutelare gli acquirenti di cani della veridicità della loro certificazione genealogica.
NON stabilisce regole che proteggano le fattrici dallo sfruttamento intensivo e fino a tarda età.
NON fissa un numero massimo di razze di cui un allevatore si possa occupare: così alcuni allevano anche 5 o 6 razze a seconda delle mode e della richiesta di cuccioli, ignorando un’accurata selezione volta al miglioramento delle razze.
NON predispone un numero verde dove i proprietari di cani possano denunciare problematiche o patologie, in modo da monitorare patologie tipiche o l’insorgenza di nuove e sanzionare o ritirare l’affisso agli allevamenti che creano problemi
NON disciplina il conflitto di interesse tra giudici che sono anche allevatori. Non vieta ai giudici di giudicare cani provenienti dal proprio allevamento o di presentare propri cani ad altri giudici, che saranno ovviamente condizionati dal ruolo ricoperto dal collega.
NON richiede per fattrici o stalloni alcun requisito fisico o caratteriale di idoneità alla riproduzione.
NON dispone di personale medico alle esposizioni di bellezza, che sorveglino su possibili doping: spesso si vedono cucciolini con muscolature inspiegabili per la loro età.
NON controlla i club di razza, a cui delega la tutela delle razze, senza verificare i metodi e le procedure seguite in un clima di sostanziale impunità e connivenza.
Non risponde ad allevatori riconosciuti che inoltrino richieste o petizioni, se non dietro ingiunzioni da parte di avvocati.
Verrebbe da chiedersi a questo punto CHE COSA FA L’ENCI?
Da quanto abbiamo elencato è facile capire come l’ENCI sia una macchina burocratica mangiasoldi, che omette ogni controllo perché controllare o sposare una politica restrittiva significherebbe perdere clienti e fare minori incassi.
In questa situazione l’ENCI non offre tutela
ai cani e alle razze prima di tutto;
a quanti, acquistando cani, non ricevono le giuste garanzie da un pedigree, che hanno pagato;
agli allevatori che operano seriamente e che non vengono protetti dalla concorrenza di operatori disinvolti e disonesti.
……noi siamo giunti a una conclusione: ma l’Enci si occupa anche di cani?
Stefano Bartolini
Presidente dell’Italian Boxer Club
QUANTO RENDE L’ENCI
L’ENCI (Ente Cinofilia Italiana) detiene il monopolio affidatogli dalla FCI (federazione cinofila internazionale) su 356 razze.
Di seguito elenchiamo gli incassi dell’Enci:
Per l’organizzazione di manifestazioni zootecniche, (circa 2000 sul territorio nazionale tra prove di lavoro ed esposizioni di bellezza) con la partecipazione di oltre 200.000 cani l’anno con un costo di iscrizione medio per cane di 35 euro: 7 milioni di euro.
Per la registrazione dei cuccioli (tra i 127.000 e i 160.000 all’anno, con una media di 30 euro a cucciolo: 4.800.000 euro.
Per la voltura di pedigree stranieri (buona parte dei cuccioli comprati in negozio sono cani di importazione con questo genere di pedigree) 110 euro a pratica.
Per la concessione di affisso: 51 euro annui per circa 6000 allevatori: pari a306.000 euro annui + 600 euro una tantum per il riconoscimento di ogni nuovo affisso.
Per il tesseramento 25 euro a tessera per circa 100.000 soci: 2.500.000 euro.
Altri introiti:
Vendita di spazi pubblicitari sulla propria rivista di cinofilia.
Finanziamenti dallo Stato.
Donazioni di privati.
Stefano Bartolini
Presidente dell’Italian Boxer Club