Considerazioni sul “Diabete canino”
Dott. Fabio Antonioni medico veterinario omeopata
www. Fabioantonioni.it
Affrontare il problema del diabete canino non è cosa facile dal momento che si tratta di una patologia complessa e soprattutto multifattoriale.
Senza entrare nello specifico cercherò di fornire alcune informazioni di carattere generale.
Se dovessimo tentare di proporre dei confronti con il diabete umano, troveremo molti punti in comune.
Da sottolineare che in campo veterinario esistono differenti forme di diabete che sono state opportunamente classificate con lettere dell’alfabeto e che richiedono inevitabilmente un percorso diagnostico e terapeutico diverso.
In linea generale potremo dire sinteticamente che il “diabete mellito” non è altro che un disordine endocrino cronico che implica uno squilibrio a livello metabolico.
La patologie può dipendere da un deficit relativo o assoluto nella produzione di un ormone secreto da alcune cellule del pancreas, l’insulina; una carenza primaria che come conseguenza diretta è in grado di provocare una iperglicemia cronica, cioè un aumento del tasso di glucosio nel sangue.
Questo zucchero viene ad accumularsi a livello ematico e non viene utilizzato dalle cellule dell’organismo che ne fanno richiesta proprio a seguito della carenza di questo ormone che gioca un ruolo fondamentale sia nel meccanismo di assimilazione che di utilizzazione finale.
Metaforicamente potremo paragonare l’insulina ad una chiave capace di aprire una serratura per far entrare il glucosio nelle cellule.
Si crea a questo punto uno situazione di allarme generale, le cellule dei tessuti continuano a gridare la necessità di avere glucosio come fonte di energia e questo resta confinato nel torrente circolatorio senza la possibilità di essere utilizzato, anzi viene perduto in parte con le urine.
L’organismo tenterà di sfruttare altri sistemi alternativi per trovare questo glucosio sfruttando altre vie metaboliche come quella proteica o lipidica con l’intenzione di garantire un apporto sufficiente alla richiesta rilevata, ma tutto ciò si traduce in un inevitabile accumulo di sostanze che finiscono per compromettere una situazione che tende lentamente ad aggravarsi (cheto acidosi diabetica).
Bisogna a questo punto fare una precisazione ulteriore; esistono forme di diabete legate non solo ad una ipoinsulinemia, quanto ad un mancato riconoscimento di questo ormone da parte dei tessuti periferici, pertanto l’ormone normalmente prodotto dal pancreas potrebbe risultare inattiva.
In altre parole è possibile la causa del problema sia la serratura che non è più in grado di riconosce la sua chiave (l’insulina).
Proprio per questo non sempre per il Veterinario risulta semplice indagare e giungere ad una diagnosi definitiva se non dopo un percorso diagnostico specifico che lo porti ad escludere altre patologie o altri disturbi endocrini a monte.
Tutto questo presuppone un iter minuzioso ed accurato al fine di intervenire opportunamente anche da un punto di vista sia prognostico che terapeutico.
Spesso i sintomi rilevati in sede di visita clinica risultano comuni ad altre patologie; il cane può arrivare a consultazione per altri problemi e solo in seguito ad accertamenti si scopre un quadro latente di diabete mellito.
Talvolta sono presenti sintomi che si vengono a sovrapporre e finiscono per mascherare il quadro clinico, basti pensare alla concomitante presenza di patologie a carico di altri apparati o organi: cuore, reni, occhi, fegato, pelle e così via.
Non necessariamente la presenza di polidipsia e poliuria può essere sinonimo di una sindrome diabetica; occorre un profilo urinario ed ematico per valutare correttamente l’andamento di tutta una serie di parametri al fine di escludere la comparsa di altre cause eziologiche, come già sottolineato.
Una volta giunti ad una diagnosi di “diabete mellito” la terapia ormonale sostitutiva non sempre risulterà indispensabile (dipende dal tipo di diabete individuato), solo in alcuni casi sarà richiesto l’apporto di insulina esogena quale farmaco salvavita allo scopo di riequilibrare il sistema metabolico, accompagnato da un programma dietetico appropriato e non solo.
In campo veterinario è stata accertata una predisposizione di razza per alcune forme di diabete così come una predisposizione genetica, statisticamente sembra che le femmine siano più soggette dei maschi. Questo impone ulteriormente un approccio clinico da parte del Veterinario differente per l’interferenza provocata dagli ormoni sessuali femminili (progesterone), può rendersi indispensabile una sterilizzazione chirurgica per risolvere il problema.
Sicuramente al proprietario viene richiesta una notevole dose di pazienza, il più delle volte si sente rispondere che occorrono nuovi accertamenti per una diagnosi definitiva, diventa necessario seguire un percorso obbligato senza la pretesa di una diagnosi immediata, abbiamo visto quali altri problemi possono nascondersi dietro al diabete.
Inizialmente sarà possibile formulare un sospetto di malattia, ma come abbiamo visto, occorrono ulteriori conferme per giungere ad una diagnosi definitiva.
Da segnalare ancora alcune complicanze determinate dalla malattia diabetica stessa: la cataratta, la retinopatia, infezioni che coinvolgono l’apparato urinario, respiratorio, epatico e cutaneo per citarne alcune, come tali andranno trattate opportunamente.
Infine si richiedono controlli emato-chimici periodici al fine di mantenere monitorato il metabolismo glucidico, lipidico e proteico oltre che elettrolitico.
Abbiamo cercato in poche righe di far comprendere come nella sindrome diabetica si renda necessaria innanzitutto una diagnosi accurata e questo richiede un percorso comune da condividere e da affrontare assieme al proprietario che dovrà essere guidato in questo viaggio non sempre agevole, come tale dovrà essere rassicurato ed incoraggiato.